giovedì 31 gennaio 2013

L’uomo che guarda nel parco


Luca riesce a studiare con buon profitto e a seguire un’attività sportiva impegnativa come quella del calcio. Vi raccontavo che la maledetta sfera oramai mi segue ovunque: perfino nei parchi pubblici della città. Mio figlio trova sempre qualcuno con cui improvvisare una partita. E così, allenamenti e partite ufficiali a parte, ti ritrovi a sorbirti anche degli extra, a guardare, seduto sulla panchina come un pensionato, dei ragazzetti di tutte le età e di tutti i colori del mondo che corrono dietro a un pallone. Non manca poi l’osservatore improvvisato, l’uomo che guarda nel parco, il classico tipo che con fare quasi professionale chiede chi è il figlio di chi per esprimere dei suoi giudizi ed elargire consigli. “Quello con la felpa blu è suo figlio? È molto bravo. Gioca in qualche squadra? Se non ci gioca dovrebbe farlo. Io conosco una persona del settore che potrebbe dargli un’occhiata e segnalarlo a chi di dovere. Le interessa?”. Una storia che ho imparato a sentire tante volte e che comunque conferma che effettivamente il bambino si fa notare, ma almeno nel parco vorrei essere lasciato in pace. Non è un campione, forse lo diventerà, chissà. È solo un bambino che magari tra qualche anno vorrà fare boxe o danza classica o nuoto. Nessuno può saperlo. Alla tua mente, da tossico passivo del pallone, però, scatta in automatico un solo pensiero: “Speriamo che alla fine qualche vero osservatore lo trovi interessante sul campo”. (continua)

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