giovedì 13 settembre 2018

Allenamenti, corse e distrazioni

L’estate è finita in un baleno. Non c’è stato neanche il tempo di gustare fino in fondo le giornate trascorse in riva al mare, spesso con in mano una buona birra artigianale e in buona compagnia. Il calcio per la prima volta non ha concesso tregue. 
Luca durante le vacanze ha dovuto seguire un intenso programma giornaliero di preallenamento. Tutto questo perché la sua squadra deve disputare un competitivo campionato regionale. I primi giorni, come hanno fatto altri papà nel pallone, ho tentato di seguirlo per fargli compagnia e motivarlo ma è impossibile stare dietro a questi mostri di 14 anni, a questi ragazzini che sembrano colossi. 
È stato un piacere vederlo correre allenarsi con impegno lungo la spiaggia o sulla pista ciclopedonale che attraversava una scogliera mozzafiato. E non era solo, bensì sempre circondato da tanti sportivi, soprattutto tante bellissime ragazze. 
Lo ammetto. Il dubbio è venuto anche a me. Il boy che è in piena tempesta ormonale adolescenziale si è allenato molto volentieri ogni giorno perché ne aveva veramente voglia o perché ha trovato un’altra motivazione, scriviamo in maniera soft “il possibile sviluppo di relazioni sociali con organismo pluricellulare di sesso opposto”? 
In ogni modo, ha fatto il suo sporco dovere di calciatore e il primo giorno della ripresa ufficiale degli allenamenti si è presentato in formissima, pronto a iniziare la sfida regionale. (continua)  

giovedì 6 settembre 2018

È nata la tempesta del calcio

Ciao, mia chiamo Greg e sono il padre di Luca, un ragazzo di 14 anni che gioca a calcio. Ho superato le 100 sedute di terapia e ancora non mi sento molto bene. 
Dalla prima seduta, che risale al gennaio del 2013, ho visto girare molti palloni e non sono riuscito ad uscire dal tunnel del calcio giovanile. Cinque anni buttati nel water? Non direi. Ho imparato molte cose positive, per esempio a convivere con questa malattia mentale del pallone. Mentre degli aspetti più negativi di questo circo pseudo sportivo me ne farò una ragione. 
Intanto è iniziata la stagione con tante novità: nuovo mister, tanti innesti di calciatori, allenamenti intensivi e un campionato regionale di alto livello che richiederà sangue e sudore ma soprattutto tanta pazienza. 
Perfino in società ci sono stati cambiamenti. Hanno fuso due vecchie realtà calcistiche, un tempo accese rivali, ed ecco la “Football Storm”. Un nome forse un tantino presuntuoso, ma è meglio non contraddire il presidente. In ogni mondo, andiamo avanti con nuovo giro di giostra (continua).

sabato 30 giugno 2018

Provino dopo provino ti esaurisci

A fine stagione un papà nel pallone è esaurito, stanco fisicamente e soprattutto mentalmente. Ha uno sguardo inquietante e si muove a scatti come certe creature dei film horror. 
Con la bava alla bocca si ritrova a decidere se il pargolo deve restare il prossimo anno nella società oppure se cambiare volontariamente, a parte i casi di non conferma. 
Nel primo caso non gli resta che sbrigare a tempo debito solo i documenti necessari e staccare la spina fino alla ripresa della stagione e cercare di riprendersi. Nel secondo caso, cambiare per scelta o perché obbligato, le situazioni di stress non si arrestano. 
Inizia, infatti, il giro vorticoso in diverse società, ovviamente iniziando dalle più blasonate, con provini su provini per il pargolo sotto il sole estivo, fino a quando non si trova la sistemazione più adeguata. 
Una fase questa che a volte si protrae fino a luglio avanzato ma che cosa non si fa per i figli e soprattutto per inseguire i propri sogni di avere un figlio campione. Alla prossima seduta.

venerdì 22 giugno 2018

È un mondo troppo difficile

Un ragazzo che gioca bene a pallone sta solo facendo il suo sporco lavoro, al servizio della squadra. Con un buon mister e tanto sacrifico può crescere e potenziare il suo talento e sperare prima o poi di compiere il grande salto o almeno maturare qualche importante esperienza calcistica. 
Al genitore che crede di avere un figlio campione consiglierei prima di tutto di lasciarlo in pace, di smettere di essere ossessivo compulsivo e di fare la cozza attaccata alla vita del pargolo, insomma gli direi di essere adulto e responsabile
Occorre lasciare giocare il ragazzo senza pressioni e aspettative. Questo però è un mondo difficile. Ci sono ancora genitori che si fanno ingannare e che arrivano a sborsare migliaia di euro da consegnare a qualche approfittatore, pur di dare una chance in più al figlio. 
I peggiori sono quelli che in realtà hanno come figlio un giocatore normalissimo ma loro vedono in lui cose che gli altri non vedono. L’augurio è che poi non inizino anche a sentire voci che gli altri non sentono. 
Ecco questi papà li prenderei per la mano per accompagnarli in diversi campi di società professionistiche o anche dilettantistiche di buon livello. Tutto questo per fargli vedere chi sono i ragazzi veramente bravi che mettono tutto il loro talento al servizio di una squadra competitiva. È un colpo basso ma magari riuscirebbero per la prima volta a notare le differenze e a ridimensionare le loro aspettative. (continua) 

mercoledì 13 giugno 2018

Quelli che hanno generato fenomeni

Ciao, mia chiamo Greg e sono il padre di Luca, un ragazzo di 14 anni che gioca a calcio. È terminata una delle stagioni calcistiche giovanili più pesanti di sempre, in cui come sempre molti adulti hanno dato il peggio di sé. 
L’ultimo atto è quello portato in scena da una piccola tribù di ominidi dall'encefalogramma piatto che, nonostante anni trascorsi attaccati alla rete del campetto di calcio a guardare migliaia di partite, non hanno ancora capito nulla e continuano a credere di avere originato con il loro prezioso seme il migliore dei migliori talenti del calcio mondiale. Hanno fatto un dono all'umanità che però tarda ad emergere.
 È inutile provare a ragionarci, tempo perso. Mettiamo il caso che effettivamente un ragazzo sia molto talentuoso o addirittura un fenomeno tale che quando gioca tutti si fermano a guardarlo con la bocca aperta. È un buon punto di partenza ma occorrono anche testa, pazienza, sacrificio e un mega pizzicone di fortuna perché viviamo in un Paese dove non si conosce il concetto di meritocrazia, bensì il grande sport dei calci nel sedere per andare avanti. (continua)