mercoledì 12 dicembre 2018

Adulti incompetenti, presuntuosi e insoddisfatti

Ciao, mia chiamo Greg e sono il padre di Luca, un ragazzo di 14 anni che gioca a calcio. Il tempo scorre veloce e questi ragazzoni che spesso superano i 180 centimetri di altezza tardano a maturare. Sono in quel limbo bastardo in cui non sono né carne, né pesce. 
È una fase molto delicata. Eppure, i genitori, facendosi ingannare dalla stazza e dalle false sicurezze ostentate dai pargoli, non li seguono più come quando erano bambini e alti un metro e basta. Un grosso errore considerando che proprio perché si tratta di una fase di crescita molto delicata, possono verificarsi i peggiori danni a livello psicologico per colpa di adulti incompetenti, presuntuosi e insoddisfatti. 
Brutte storie che si verificano in particolare in quelle realtà di provincia, dove mancano i controlli e ognuno fa un po’ quello che gli pare. Ragazzi in piena tempesta ormonale, più confusi che persuasi, lasciati nelle mani di incompetenti che, me li immagino così, preparano programmi, allenamenti e strategie societarie in cinque minuti seduti sulla tazza del cesso o affondati tra i tavoli di qualche bar mentre ingurgitano un panino ipercalorico che cola di salse colorate. (continua)

giovedì 29 novembre 2018

Ai giovani servono adulti responsabili

Ogni giorno da qualche parte in Italia, dai mega centri urbani alle più isolate periferie, un padre o una madre consegna il proprio figlio agli allenatori con la massima fiducia perché provvedano a formarli attraverso la pratica sportiva. 
Lo sport è sano per principio, ma anche in questo modo si possono nascondere delle insidie. Ci possono essere degli adulti con problemi (violenti, deviati, complessati) che vengono a contatto con i ragazzini. Può accadere. Non è il caso di fare allarmismi ma bisogna sempre vigilare, un compito questo che spetta in primis alla dirigenza di ogni società sportiva. 
È nell'interesse della direzione che l’ambiente sia sano, basta qualche episodio di una pecora nera per fare scappare gli iscritti e chiudere i battenti. C’è il caso, per esempio, del mister frustrato con delirio di onnipotenza che sfoga sui ragazzi in modo negativo i suoi insuccessi o comunque il suo malessere quotidiano. 
C’è quello “psicopatico” che a primo impatto potrebbe addirittura apparire piacevole, tosto, carismatico e che invece come un gas inodore inquina lo spogliatoio con comportamenti e linguaggi scorretti che non dovrebbero mai usarsi davanti a minorenni. E poi ovviamente ci sono i casi più gravi di vere e proprie molestie e abusi. 
Il mister è un punto di riferimento importante, spesso una figura sostitutiva di quella paterna. Ha anche un grande potere: per esempio decide chi gioca e chi siede in panchina anche per più partite, chi gioca l’intero incontro e chi solo pochi minuti. 
Anche nelle situazioni normalissime, quando gli allenatori giustificano una non convocazione o emarginano un ragazzo in panchina, spesso scelgono per simpatia o per ottenere altro (in positivo o in negativo). 
Insomma, a dispetto di quello che dicono, spesso le scelte non sono dettate da motivazioni tecniche, impegno durante gli allenamenti, frequenza settimanale. 
Negli ultimi anni, grazie alle denunce dei genitori, si sono moltiplicati gli episodi di abusi o addirittura di molestie sessuali nello sport ai danni di minorenni. Ancora oggi l’ambiente sportivo è uno degli ambiti meno vigilati e questo non è più tollerabile. Alla prossima seduta.

giovedì 15 novembre 2018

Regola numero 1: ambiente sano per tutti

C’è del marcio nel calcio? Sicuramente sì, come accade in ogni contesto di aggregazione sociale, politica o economica. È l’eterna lotta tra il bene e il male e ogni tanto una forza riesce a prevalere sull'altra. 
Il mondo dello sport è per antonomasia il luogo sano, dove lasciare con serenità i propri figli. Il luogo in cui i figli vengono educati secondo sani principi, imparano a fare gruppo e soprattutto a confrontarsi con sé stessi. Insomma, il luogo ideale per una crescita armoniosa. 
C’è un esercito di volontari che ogni giorno fa la sua parte e in modo sano a vantaggio dei ragazzi. E poi ci sono le pecore nere? Quello che non dovrebbero avere nessun contatto con i giovani. Alcune di queste pecore brune fanno danni perché sceme e incompetenti, altre perché pericolose e da più punti di vista. 
Ecco perché prima di ogni cosa, prima della tipologia di allenamento, delle convocazioni alla partita del campionato, del calcolo del minutaggio giocato in campo, si dovrebbe fare una sola domanda: mio figlio sta frequentando un ambiente sano circondato da adulti seri e responsabili? (continua)

mercoledì 7 novembre 2018

Servono più controlli nel settore giovanile

Ciao, mia chiamo Greg e sono il padre di Luca, un ragazzo di 14 anni che gioca a calcio. Da quando ho iniziato questa “terapia via web” sono entrato in contatto con centinaia di realtà sportive, professionisti e soprattutto genitori sull'orlo di una crisi di nervi. 
Il calcio è uno sport bellissimo, il più amato in assoluto e per questa ragione richiama tantissimi bambini che poi anno dopo anno diventano ragazzi. Attira, però, anche tanti adulti: alcuni buoni, altri cattivi, pochi cattivissimi. 
Chi gestisce direttamente i “giovani calciatori”, ha davvero una grandissima responsabilità, deve essere in primis persona equilibrata da ogni punto di vista, preparata e moralmente sana. Non esiste però una selezione seria e rigida del personale, soprattutto nelle realtà calcistiche minori che si reggono essenzialmente sul volontariato. 
Come auspicano da tempo formatori ed esperti, servirebbero almeno degli organismi di controllo dei settori giovanili di ogni disciplina sportiva, quindi non solo nel calcio. Tra dirigenti, mister, aiutanti e altri organismi spesso mononeurone, si possono nascondere persone pericolose o semplicemente frustrate che arrivano nello spogliatoio facendo danni che poi segnano per tutta la vita. 
Pensate, ad esempio, al grande potere che ha un mister e ai danni che può fare se usato male o peggio con la volontà di danneggiare appositamente un minore per allontanarlo, fargli perdere la fiducia in sè stesso, umiliarlo. 
Escludendo i casi estremi di abusi, di cui purtroppo il mondo dello sport non è immune, l’argomento è davvero molto serio ma ancora non affrontato in maniera adeguata dalle autorità competenti. (continua

giovedì 1 novembre 2018

Come nel campo, così nella vita


La scorsa domenica al campo ho davvero trascorso una bella e intensa giornata. I ragazzi della “Football Storm” mi hanno emozionato, stupito. Sono cresciuti. Stanno per compiere un grande passo in avanti verso la maturità. 
Hanno perso la partita, ma fino all'ultimo secondo non hanno mollato comportandosi da vera squadra, cercandosi con lo sguardo, incitandosi a vicenda, non risparmiando energie e facendo tremare gli avversari. 
Sono usciti dal campo a testa alta e a me, cari amici di terapia, è venuta in mente una frase che mi ripetevano spesso quando ero ancora un ragazzo: “Come ti comporti nel campo, così sarai nella vita e questo vale per ogni sport”. 
Loro si sono comportanti da squadra. Da soli, anche quando si hanno grandi capacità, non si va da nessuna parte. Alla prossima seduta.