venerdì 22 giugno 2018

È un mondo troppo difficile

Un ragazzo che gioca bene a pallone sta solo facendo il suo sporco lavoro, al servizio della squadra. Con un buon mister e tanto sacrifico può crescere e potenziare il suo talento e sperare prima o poi di compiere il grande salto o almeno maturare qualche importante esperienza calcistica. 
Al genitore che crede di avere un figlio campione consiglierei prima di tutto di lasciarlo in pace, di smettere di essere ossessivo compulsivo e di fare la cozza attaccata alla vita del pargolo, insomma gli direi di essere adulto e responsabile
Occorre lasciare giocare il ragazzo senza pressioni e aspettative. Questo però è un mondo difficile. Ci sono ancora genitori che si fanno ingannare e che arrivano a sborsare migliaia di euro da consegnare a qualche approfittatore, pur di dare una chance in più al figlio. 
I peggiori sono quelli che in realtà hanno come figlio un giocatore normalissimo ma loro vedono in lui cose che gli altri non vedono. L’augurio è che poi non inizino anche a sentire voci che gli altri non sentono. 
Ecco questi papà li prenderei per la mano per accompagnarli in diversi campi di società professionistiche o anche dilettantistiche di buon livello. Tutto questo per fargli vedere chi sono i ragazzi veramente bravi che mettono tutto il loro talento al servizio di una squadra competitiva. È un colpo basso ma magari riuscirebbero per la prima volta a notare le differenze e a ridimensionare le loro aspettative. (continua) 

mercoledì 13 giugno 2018

Quelli che hanno generato fenomeni

Ciao, mia chiamo Greg e sono il padre di Luca, un ragazzo di 14 anni che gioca a calcio. È terminata una delle stagioni calcistiche giovanili più pesanti di sempre, in cui come sempre molti adulti hanno dato il peggio di sé. 
L’ultimo atto è quello portato in scena da una piccola tribù di ominidi dall'encefalogramma piatto che, nonostante anni trascorsi attaccati alla rete del campetto di calcio a guardare migliaia di partite, non hanno ancora capito nulla e continuano a credere di avere originato con il loro prezioso seme il migliore dei migliori talenti del calcio mondiale. Hanno fatto un dono all'umanità che però tarda ad emergere.
 È inutile provare a ragionarci, tempo perso. Mettiamo il caso che effettivamente un ragazzo sia molto talentuoso o addirittura un fenomeno tale che quando gioca tutti si fermano a guardarlo con la bocca aperta. È un buon punto di partenza ma occorrono anche testa, pazienza, sacrificio e un mega pizzicone di fortuna perché viviamo in un Paese dove non si conosce il concetto di meritocrazia, bensì il grande sport dei calci nel sedere per andare avanti. (continua)   

mercoledì 6 giugno 2018

Quando i papà giocano a passami il neurone

Nel mondo del calcio giovanile ci sono tanti papà del pallone che sono diventati grandi professionisti nel gioco del neurone. 
Allo stato normale ognuno di loro ne possiede nel cervello uno solo, che si muove sconfortato in uno spazio vuoto ribaltando contro le pareti della scatola cranica. Questa situazione comporta uno stato di rincretinimento tipico da tifoso di stadio, azioni istintive e prive di senso a volte anche violente. 
Il gioco consiste nel mettere a loro disposizione una scatola speciale contenete un neurone. Chi riesce a pronunciare il proprio nome, ricordarsi il giorno del compleanno della moglie o del matrimonio oppure a scoprire il colore del cavallo bianco di Napoleone, si accaparra per un giro il neurone che mettendosi in connessione con l’altro che possiede già, gli fa provare l’ebrezza di pensare e di esprimere un concetto sensato che non necessariamente riguarda il calcio. 
Il più fortunato alla fine si porta il neurone a casa e nel tempo inizia a ragionare e a comportarsi bene in occasione delle partite (e in generale nella vita) come dovrebbe fare un genitore serio e responsabile. Alla prossima seduta.

venerdì 25 maggio 2018

Il DNA non c’entra niente

Cari amici di terapia, in questo periodo in cui anche il settore del calcio giovanile non è esente da smanie di calcio mercato, con società che cercano a vicenda di fregarsi i giocatori migliori per la prossima stagione, c’è una domanda che mi assilla. Una domanda importante come quelle che riguardano l’esistenza di Dio o di altre forme di vita nell'universo. Ecco il quesito: perché le società professionistiche sono convinte che se un ragazzo è talentuoso a giocare a pallone automaticamente lo deve essere anche il fratello? 
Se ne prendono uno fanno subito scattare la caccia a eventuali fratelli più piccoli o più grandi che praticano la stessa disciplina. Ho visto società anche famose scannarsi tra loro per accaparrarsi un fratellino, a suon di proposte economiche e uno stile borderline che ricorda gli scontri tra bande di delinquenti per il controllo di un quartiere. 
Se il ragazzo Pinco è molto bravo a giocare a pallone, non è detto che il fratellino Pallo lo sia altrettanto. Salvo che il talento si trasferisca tramite DNA e che ciò sia dimostrato scientificamente, lo spettacolo è grottesco. Bisogna farsene una ragione o cambiare programma. (continua)

giovedì 17 maggio 2018

Uno bravo lo è anche in strada o in oratorio

Ciao, mia chiamo Greg e sono il padre di Luca, un ragazzo di 14 anni che gioca a calcio. Ho fatto un altro giro di boa, l’ennesimo.
 La stagione sta chiudendo i battenti. I genitori sono ridotti a stracci per il pavimento, tra ansie per la prestazione dei figli calciatori, attesa spasmodica di conoscere se il pargolo verrà confermato oppure accettato in una società più prestigiosa, quintali di salamelle e fiumi di birra. Sono infatti le ultime settimane di passione, tra amichevoli e tornei
Dopo si potrà staccare la spina per qualche mese. I più agitati sono quelli che non riescono a stare fermi più di un anno nella stessa società e costringono il figlio “campionissimo” e “mai compreso abbastanza” a cambiare alla fine della stagione. 
Questi poveri papà nel pallone non hanno ancora capito che non serve saltare da un post all’altro come se avessero una molla sotto il sedere, indipendentemente dal prestigio di una società. Ha senso solo se a richiedere un ragazzo è una professionistica. Quando un ragazzo è bravo può essere notato e contattato anche se sta giocando in strada o nel cortile di un oratorio di provincia. A parte i millantatori e truffatori di professione che pullulano nel mondo del calcio giovanile, le società professionistiche, se il ragazzo ha talento, prima o poi si faranno avanti da sole. È poi vero che in ogni cosa serve sempre un pizzico di fortuna. (continua)