Ricordo il caso particolare di una mamma di un ragazzo che ha lasciato un vuoto incolmabile nello stomaco dei componenti della squadra, allenatori genitori e dirigenti compresi. Ad ogni occasione si presentava con manicaretti irresistibili. Preparava torte e pizze di una bontà estrema. Una mamma/moglie così ognuno la vorrebbe per sempre. Il problema per assurdo è stato il figlio, un discreto giocatore che ad un certo punto ha detto basta a scarpette e pallone. Abbiamo fatto l’impossibile per non farlo andare via (ed egoisticamente per non perdere le delizie che ci preparava la madre). Siamo riusciti a trattenerlo fino al termine della stagione ma dopo l’estate come previsto ha voluto cambiare sport. Ancora oggi, quasi ci commuoviamo quando parliamo di lui, dei suoi passaggi perfetti al centro del campo per servire le fasce. Ma soprattutto si bagnano le nostro papille gustative nel ricordare le delizie che ci preparava la madre. La mamma più buona del mondo. È tutto per questa seduta. Alla prossima.
Visualizzazione post con etichetta arbitro. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta arbitro. Mostra tutti i post
sabato 17 ottobre 2015
sabato 6 settembre 2014
Fischio d'inizio
Ciao mi chiamo Greg e sono il papà di un bambino che gioca a calcio. Non ho fatto in tempo a chiudere l’ombrellone e a tornare in città che è iniziata la stagione di calcio 2014 - 2015 anche per la Soccer Kids del mio Luca. Non è stata la solita routine perché al primo allenamento più degli scorsi anni la sede della società è stata presa d’assalto da un rumoroso esercito di mamme, papà, nonni e fratelli e parenti vari fino alla settima generazione. Una folla immensa, superiore perfino a quella che si forma in occasione del primo giorno di scuola. Le aspettative dei familiari sono alte. I bambini sono diventati degli ometti, le selezioni dirette e indirette avvengono in maniera sempre più rigida. È interessante rilevare come a volte sia data più importanza al pallone rispetto alla scuola. Nel bene e nel male il calcio è molto impegnativo per figli e genitori, ma la scuola dovrebbe restare sempre la priorità. Per molti genitori (esaltati) non è così. (continua)
domenica 10 novembre 2013
Adesso basta!
Il tifoso mezzo uomo, mezzo scimmione, non si era ancora calmato. Non trovandomi più a tiro ha puntato l’arbitro, colpevole a suo avviso di avere penalizzato la squadra del figlio. Non gli è bastato avere quasi provocato una rissa. Ha di nuovo perso la testa. Al giudice di gara ha detto l’impossibile, perfino parole (molto probabilmente offese) in una lingua a me sconosciuta. Poi si è attaccato alla rete iniziando a scuoterla con forza e a urlare. Un animale, una bestia furiosa. La partita è stata sospesa per un quarto d’ora dall'arbitro che ha chiesto espressamente di allontanare l’esagitato dal campo, se necessario anche con l’intervento delle forze dell’ordine. Altrimenti avrebbe assegnato la partita a tavolino alla squadra della Soccer Kids. Diversi genitori e dirigenti della società si sono offerti volontari per convincere bonariamente lo scimmione ad andare via. Non è servito a nulla. I ragazzini hanno seguito tutta la grottesca situazione restando immobili in mezzo al campo, vicino ai loro allenatori. Poi uno di loro si è staccato dai compagni per raggiungere la rete. Con gli occhi lucidi e balbettando si è rivolto allo scimmione e gli ha detto: “Adesso basta! Ti prego papà! Ti prego, lasciaci giocare in pace. Stiamo già perdendo se fai così potrà andare solo peggio”. Quell'essere minaccioso ha scosso la testa e senza emettere più un suono si è diretto barcollando a destra e a manca verso l’uscita dello stadio. Le squadre hanno così potuto riprendere il gioco e terminare la partita. Un’altra brutta giornata di cattivo calcio giovanile ma sempre e solo per colpa degli adulti. Una giornata da cancellare. Non ho più voglia di parlare, vi racconterò altre storie alla prossima seduta.
domenica 17 marzo 2013
Come allo stadio
Avete presente le scimmie rinchiuse nella gabbia di uno zoo? È quello che sembrano i genitori quando i loro figli disputano un torneo di calcio e lo stadio si riempie di famiglie come un uovo. In preda ad una crisi collettiva si appendono alla rete. E iniziano a fare il tifo suonando le trombe, aprendo striscioni, urlando cori. Tutto questo è davvero pittoresco per usare un eufemismo.
Una volta un papà di una squadra avversaria aveva portato un altoparlante collegato a uno strano marchingegno. A ogni azione di un giocatore della sua squadra faceva partire un effetto sonoro ad un volume così alto da fare impallidire perfino l’impianto di amplificazione di un mega concerto di hard rock. Rumori così forti e fastidiosi da fare girare le palle non soltanto nel campo.
Mi ricordo che in quell'occasione Luca alla fine del primo tempo di una delle partite si è avvicinato alla rete. Non l’avevo mai visto arrabbiato in quel modo. Accigliato e con le labbra strette piegare in basso. Ha guardato negli occhi il proprietario di quell'aggeggio infernale e gli ha intimato: “Lo spegni quel coso che ci dà fastidio. Non lo capisci? Basta per favore”. Lui e tutti gli adulti presenti si sono guardati in faccia e si sono vergognati. Continuerò a raccontarvi queste storie alla prossima seduta.
Etichette:
arbitro,
genitori,
partita,
piccoli amici,
torneo
domenica 13 gennaio 2013
Seconda seduta - Ho visto cose
Ciao, mi chiamo Greg e sono il padre di un bambino che gioca a calcio. Non ho ancora idea se questa terapia di gruppo potrà funzionare ma ho tanto bisogno di parlare con qualcuno. Questa storia del calcio mi ha cambiato la vita. Quando Luca a sei anni è passato alla categoria "Piccoli Amici" nella società Soccer Kids ho visto e sentito cose che voi umani non potete immaginare: madri ululanti scatenare le risse negli spalti; un dirigente sportivo picchiare a sangue l'arbitro nel bel mezzo di una partita; genitori arrampicati come scimmie alla rete di protezione del campo; un padre indemoniato bestemmiare in tutte le lingue del mondo; allenatori rimproverare e umiliare i piccoli giocatori; l'euforia della vittoria per tutti i goal segnati da nani con le scarpette; l'abbattimento che segue alla sconfitta. E tutti questi momenti andranno persi come lacrime nella pioggia. È tempo di curarsi. (continua)
Etichette:
allenatore,
arbitro,
bambini,
calcio,
dirigente,
ho visto cose,
piccoli amici
Iscriviti a:
Post (Atom)

