Ciao, mi chiamo Greg e sono il padre di un bambino che gioca a calcio. Ho appena superato un week end turbolento e stancante. La Soccer Kids ha disputato quattro partite ed è successo di tutto. Ma sono rimasto particolarmente colpito da un gruppo agguerrito di mamme, che ha provocato interrottamente dall'inizio alla fine del torneo, coprendo d'ingiurie alternativamente i figli e i genitori delle squadre avversarie. Una di loro, più larga che alta, con capelli ricci, gonfi e disordinati come se in testa le fosse scoppiato un petardo, improvvisamente si è alzata per attaccarsi alla rete. Ha roteato la testa un paio di volte (come si fa in palestra) e poi assumendo un’espressione sinistra ha iniziato a ripetere rivolgendosi a un giocatore della Soccer Kids: "Numero 11 ti devi vergognare, ti devi vergognare. Numero 11, ti devi vergognare. Sei un macellaio. Numero 11 ti devi…". Il bimbo a suo modo di vedere era colpevole di giocare in maniera troppo cattiva, aggressiva. Non smetteva di lamentarsi e di muovere come una gallina impazzita avanti e indietro la testa. Sembrava di ascoltare una fastidiosa nenia. Se avesse indossato uno scialle nero avrebbe ricordato un personaggio dei film vecchi e grotteschi sul Sud e precisamente una di quelle donne che piangono disperatamente accanto alla bara del defunto. (continua)
giovedì 24 ottobre 2013
lunedì 21 ottobre 2013
Sindrome ossessivo - compulsiva
Ci sono i genitori che scattano centinaia di fotografie o girano filmati brevi durante le partite dei figlioletti. A volte lo faccio anche io, ma senza esagerare. In ogni cosa servirebbe un minimo di buonsenso, questo sconosciuto. È bello poter condividere certi momenti, anche facendo ricorso ai social network che oramai sono le uniche piazze (virtuali) dove la gente si incontra (e scontra). Voi non ci crederete ma c’è un tipo che per ogni partita della squadra del figlio pubblica, in maniera ossessiva - compulsiva, minimo venti foto e altrettanti video, con tanto di commenti da ultrà. Neanche nei profili ufficiali delle squadre di Serie A o delle tifoserie organizzate si arriva a tanto. Credetemi, non capisco cosa possa spingere un genitore a eccedere in questo modo? Frustrazione? La speranza che almeno il figlio combini qualcosa di buono nella vita? La semplice carenza di neuroni? Non ho idea. Adesso devo andare. Sono sempre un papà nel pallone. Vi racconterò altre storie alla prossima seduta.
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venerdì 18 ottobre 2013
Spezzategli le ossa!
L'altro giorno, cari amici di terapia, per ingannare il tempo durante l’allenamento di mio figlio ho seguito una partita dei 2001 che si stava disputando nel vicino campo. Gara combattuta e vivace ma pretesto di comportamenti allucinanti tra le tribune. Mamme che incitavano la propria squadra con frasi assurde del tipo: “Spezzategli le ossa” o “Colpite duro. Devono piangere”. Per un attimo ho pensato alle popolane, rozze, sudice e mezze nude che nelle arene urlavano e si eccitavano davanti al terribile spettacolo di sangue che era la lotta tra gladiatori. Ma siamo nel 2013 e questi sono ragazzini che stanno correndo dietro a una palla, ognuno cercando di fare bene la propria parte. Ho pensato a chissà come reagirebbero queste sciagurate se il loro “campione” avesse un incidente in campo, se fosse lui a spezzarsi le ossa. Lo ammetto, sono stati pensieri molti cattivi ma è quello che succede quando perfino in un centro sportivo di periferia si respira nell'aria violenza gratuita allo stato puro. È qualcosa di sporco che ti entra dentro inquinandoti l'anima anche se stai zitto e buono in un angolo, cercando di restare indifferente a certi comportamenti estremi. (continua)
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martedì 15 ottobre 2013
Granitiche certezze
Ciao, mi chiamo Greg e sono il padre di un bambino che gioca a calcio. La stagione è iniziata e già non mi sento bene. La Soccer Kids ha deciso di investire di più nel settore giovanile ma anche di rendere più rigidi i criteri di selezione dei piccoli atleti. Tutto questo dovrebbe servire a formare progressivamente delle squadre più competitive. Il discorso fila ed è in parte condivisibile. Resta il problema di fondo dei genitori, della ricerca di un metodo efficace per tenere a bada l’esaltazione eccessiva di uomini maturi che vedono nel proprio pargolo un futuro campione del calcio italiano. Non hanno dubbi, solo granitiche certezze. Non oso pensare come reagiranno quando questi sogni crolleranno come castelli di sabbia, come spesso accade nella realtà. Il problema è che a volte con le loro esternazioni (ai confini della realtà) diventano pesanti, come un polpettone della domenica che non si riesce a digerire. (continua)
venerdì 11 ottobre 2013
Se non uccide fortifica
Come spesso accade siamo passati dall'estate direttamente all'inverno. Il tempo è molto instabile, così come la salute dei nostri bambini che corrono dietro al pallone nel campetto di allenamento. Le società sportive devono arrangiarsi con quello che hanno. Non possono fare miracoli. Spesso non dispongono di adeguate strutture coperte, dove far giocare i bambini in caso di maltempo o temperature rigide. La Soccer Kids, per esempio, non ha neanche un campo coperto. I piccoli atleti giocano sempre all'aperto secondo la filosofia che quello che non uccide fortifica. Adesso sono stanco, il raffreddore non mi dà tregua. Sono sempre un papà nel pallone. Vi racconterò altre storie alla prossima seduta.
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