martedì 9 luglio 2013

Non fermarsi mai

Ci sono quelli che dieci mesi di dosi massicce di calcio non bastano. In questo periodo il figlio si è allenato due volte a settimana indipendentemente dalle condizioni atmosferiche (e spesso anche di salute) e ha giocato oltre 50 partite girando come una trottola nei campi di tutta la provincia. Il loro ragionamento: siccome “mio figlio” è un potenziale campione è giusto che trascorra qualche settimana estiva in uno dei tanti costosi campi organizzati dalle società calcistiche, da quelle più blasonate a quelle che utilizzano le strutture fatiscenti degli oratori. I prezzi a settimana variano da 100 euro a circa 800 euro a iscritto. Una giornata tipo (dalle 8.30 alle 17.30 circa) prevede allenamenti, nozioni teoriche di calcio, momenti di socializzazione, pasti e merende, piscina (dove disponibile) e in alcuni casi perfino ore dedicate allo studio (compiti delle vacanze). Sarebbe meglio staccare e dare “ossigeno” ai bambini (e ai genitori) o al massimo (se è il bimbo a chiederlo) fargli fare una sola settimana di campo (possibilmente evitando di spendere cifre astronomiche). Credo che una pausa assoluta sia la scelta migliore, ma le sensibilità sono diverse. Adesso sono stanco. Sono un papà nel pallone. Vi racconterò altre storie alla prossima seduta. 

giovedì 27 giugno 2013

La grande grigliata

L’ultimo atto della stagione è stato una festa con grigliata. I nani in calzoncini corti hanno trascorso ore a rincorrere la palla, ridere e a bere fiumi di bibite con le bollicine. I genitori invece, tra un bicchiere di birra e una salamella, a ricordare i momenti salienti del campionato, le grandi imprese nel campo di calcio (spesso iniziando con la fatidica frase “mio figlio…”). In ogni modo, il bilancino è stato positivo. Tirando le somme, la Soccer Kids ha vinto quasi tutte le partite disputate. È stata una specie di macchina da guerra ma sottovalutata (e in parte ignorata) dalla società che, come spesso accade, è più attenta solo alle categorie superiori. Pertanto, se vinci, perdi o pareggi è relativo. Diversi bambini il prossimo anno non ci saranno più: alcuni cambieranno società; altri si dedicheranno a sport più tranquilli (da ogni punto di vista); in pochi sceglieranno di trascorrere il tempo libero evitando qualsiasi attività fisica magari per dedicarsi agli scacchi o a qualche strumento musicale (chitarra e pianoforte, in primis). È normale: ogni anno la squadra si rinnova. Ne rimane soltanto l’ossatura, formata dai quattro - cinque bambini che hanno la vera passione del pallone. Al momento non c’è ancora alcuna selezione da parte della società. A settembre sicuramente arriveranno dei nuovi bambini e tutto ricomincerà (continua).

domenica 23 giugno 2013

Il bilancino

Ciao, mi chiamo Greg e sono il padre di un bambino che gioca a calcio. È finita. Ultima partita, ultimo torneo, grande vittoria e i piccoli amici della Soccer Kids possono finalmente godersi le meritate vacanze estive. Qualcuno dei genitori prova ad abbozzare un bilancino della stagione 2012 – 2013. Ci sono quelli che “mio figlio è stato bravo ed ha trainato la squadra”, praticamente un fenomeno (incompreso). Quelli che “si potrebbe fare meglio” e quelli che “va bene così”. Quelli che “tuo figlio Luca dovrebbe migliorare ed essere più costante”, anche se ha segnato più goal in assoluto e assicurato un numero infinito di assist vincenti. Credetemi quello che pesa non è il gioco del calcio o l’impegno grandissimo che è richiesto a un genitore per seguire il pargoletto che corre per 10 mesi dietro alla palla, bensì i fastidiosi effetti collaterali come commenti e giudizi non richiesti (soprattutto sui figli degli altri). Pesa anche che i “grandi” spesso dimenticano che il calcio è un gioco di squadra, dove le individualità sono un valore aggiunto ma bisogna avere sempre la mentalità di insieme, di appartenenza a un gruppo. Speriamo che l’estate porti consiglio. (continua)

mercoledì 19 giugno 2013

Lazzaro e il figlio incompreso

Durante l’ultima partita ho incontrato Lazzaro, un papà esaltato e mezzo delinquente. Ha urlato tutto il tempo che il figlio è stato in campo. Non è riuscito a contenersi fregandosene del fatto che vi erano circa 35° gradi e i baby giocatori stavano boccheggiando. Povero figlio. Avreste dovuto vederlo. Sudato, con il viso rosso fuoco e le gambe che tremavano. In prossimità dell’estate le partite dovrebbero giocarsi nelle fasce serali e non di primo pomeriggio. Il bimbo, a prescindere dal caldo non ha mai giocato bene. Secondo Lazzaro, però, la colpa è sempre stata dell’allenatore, della società, del tipo di campo, della crisi economica e perfino degli alieni. Per questa ragione, continua a farlo girare come una trottola da una società sportiva all'altra. Solo negli ultimi sei mesi ha cambiato tre squadre. Qualcuno abbi pietà e salvi questo fanciullo perché vedendolo giocare in campo una cosa è certa: non si diverte più, anzi sembra soffrire. Ci aggiorneremo alla prossima seduta. 

domenica 16 giugno 2013

Nessuna pietà

La Soccer Kids può farcela. La finale è a portata di mano e la tensione sale. Il caldo è micidiale e in campo si fatica non poco. Qualche genitore esagera: “Muoviti, sei fermo! Non puoi giocare così! Scatta adesso! Tira, corri, forzaaaaa”. Nessuna pietà. Cari amici di terapia i genitori di bambini che giocano a calcio non hanno nessuna pietà. Sono cattivi e frustrati dentro. Se ne fottono dello sport come momento di crescita condivisa. Vogliono che la squadra del figlioletto vinca e basta. Le parole d’ordine sono: correre, segnare ed esultare. Altre alternative non sono concesse. Ho visto genitori dopo una “terribile” sconfitta prendere a parolacce il proprio figlio: “Sei peggio di un cane morto. Se non sei capace di giocare lascia stare il pallone e datti alla danza, femminuccia”. La pressione di certe tipologie di genitori, probabilmente con carenza grave di neuroni, è qualcosa che lascia senza parole. (continua)