Se al rientro delle ferie, che oramai sono un lontano ricordo, i commenti dei papà riguardano le presunte eccezionali doti fisiche e calcistiche dei propri pargoli, la musica cambia passando in rassegna le mamme. Cari amici di terapia mi ha colpito in particolare una che ha iniziato a raccontare, senza che nessuno glielo avesse chiesto, le grandi imprese del figlio durante l’estate. Ha parlato per circa 15 minuti senza interruzioni descrivendo il figlio come una sorta di superman: un ragazzo che ogni giorno di vacanza si è allenato duramente con la palla, si è divertito mostrandosi un abilissimo nuotatore (roba da fare impallidire i campioni della nazionale), nonché un carismatico leader di gruppo che ha fatto perdere la testa a tante ragazzine in spiaggia e, infine, si è rilevato anche uno studente modello. In una settimana ha esaurito tutti i compiti per le vacanze ed ha poi chiesto dei libri extra per tenere allenata la mente. Praticamente, un figlio modello da clonare in milioni di esemplari per rilanciare la nazione, creare la classe dirigente del futuro e cancellare per sempre la parola crisi dal vocabolario. (continua)
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lunedì 14 settembre 2015
venerdì 14 marzo 2014
Casi di estremo cafonal
Ciao mi chiamo Greg e sono il papà di un bambino che gioca a calcio. Sono reduce da un week end da dimenticare. In occasione della partita di campionato degli adulti hanno di nuovo toccato il fondo. Un gruppo di genitori molto cafonal della quadra Tempesta ha passato il tempo a coprire di insulti i nostri ragazzi e tentato di scatenare più volte la rissa tra gli spalti.
La Soccer Kids per la terza volta in poche settimane ha incontrato la Tempesta, che ha sempre perso e anche male. Forse per l’eccessiva voglia di rivalsa, i genitori sono arrivati in campo incattiviti e tesi come elastici, con l’unico obiettivo di vincere ad ogni costo e con ogni mezzo.
L’ho capito subito incrociando i loro guardi e sentendo il modo aspro con cui genitori e dirigenti si rivolgevano ai loro ragazzi in procinto di entrare nello spogliatoio per cambiarsi.
Prima che iniziasse la partita ho preferito allontanarmi per mettermi da solo vicino alla rete, cercare di seguire in santa pace il gioco e vedere da vicino il mio piccolo Luca. Non è servito a nulla. (Continua)
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