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martedì 6 ottobre 2015

A MasterChef Italia nel post partita

Le mamme che preparano i manicaretti sono capaci in una frazione di secondo di montare un campo base, dove fare degustare le pietanze a pargoli e papà. Non ha importanza se si tratta dello spogliatoio, della sala riunioni della Soccer Kids o di una striscia di terra a ridosso del rettangolo verde. Sono bravissime. 
Prima iniziano con i biscottini e il thermos pieno di the, poi passano alla torta e dolcini vari, poi nel corso dell’anno aggiungono pizze e nei casi estremi un pasticcio di pasta al forno. Anche perché qualche mamma giura di aver sentito su Sky che i giocatori della serie A dopo le partite vengono nutriti con piattoni di pasta fumante. 
A volte le mamme si organizzano anche in squadre e competono come i concorrenti di MasterChef Italia, quelle che si specializzano sulle torte e quelle sulle pizze o altro. 
La sensazione nel corso dei mesi della stagione calcistica è che nessuno uscirà affamato dal campo. Anche in questo caso seguire un figlio a calcio permette di testare certe abitudini italiane. Ai pargoli in scarpette, dopo un allenamento o una partita, basterebbe veramente poco per fare recuperare energie, come un succo di frutta o una merenda possibilmente non industriale. Ma le mamme sono le mamme e devono poter dare sfogo a tutta la loro frenesia culinaria. (continua)

mercoledì 21 gennaio 2015

Godersi la pace

Cari amici di terapia, dopo sei anni a seguire il mio Luca, per la prima volta mi gusto un lungo periodo di serenità tra i genitori. È vero che quando le cose vanno bene, leggi si macinano vittorie una dietro l’altra, tutti sono contenti e buoni. Ma è anche vero che l’inizio della stagione 2014 - 2015 è stato fantastico. Spesso ci ritroviamo anche fuori dal campo, per una cena o per altri eventi. Tutte scuse per stare in compagnia. In fondo, quando si hanno dei bambini che corrono dietro ad un pallone, si diventa, se ci sono le premesse, come una grande famiglia. Le ore trascorse insieme per gli allenamenti, le partite del campionato o degli interminabili tornei aiutano a fare gruppo, soprattutto quando non ci sono elementi marci che seminano zizzania e la società impone un minimo di rispetto di regole e di buon senso. In questi anni ho imparato che tutto potrebbe cambiare rapidamente in negativo, ma preferisco godermi il momento. Alla prossima seduta.

giovedì 1 gennaio 2015

L'intesa perfetta

Ciao mi chiamo Greg e sono il papà di un bambino che gioca a calcio. Durante le vacanze come sempre si ha più tempo per riflettere e si tirano le somme, anche sull’attività sportiva svolta dal proprio pargolo che continua a crescere a vista d’occhio manifestando tutti i sintomi positivi e negativi della preadolescenza. Lontano dai campi della Soccer Kids e in generale del campionato giovanile in pausa, superata non senza difficoltà la fase di astinenza di pallone, si torna a essere un tantino più razionali. Da sei anni sono diventato un papà nel pallone, un impegno non indifferente soprattutto all’inizio quando mio malgrado mi è toccato entrare in questo pazzo mondo del calcio giovanile. La cosa positiva è che Luca e i suoi compagni di squadra si sono legati molto fuori e dentro il campo, creando un’intesa perfetta che spesso fa la differenza. (continua)

lunedì 22 dicembre 2014

Professionista uno ogni 15 mila

Ci chiediamo se tra i tanti baby calciatori che conosciamo qualcuno riuscirà ad andare avanti fino a diventare un professionista. Sappiamo che è cosa davvero molto difficile, quasi impossibile. Le statistiche dicono che ci riesce uno ogni 15 mila. Eppure nel settore giovanile c’è tanto fermento. Molte società selezionano e allevano aspiranti professionisti come batterie di polli, alimentando a dismisura i loro sogni di gloria e soprattutto quelli dei rispettivi genitori. Le dilettantesche più organizzate in particolare si concentrano sulla fascia tra i 10 e i 15 anni, riuscendo a piazzarne periodicamente qualcuno in qualche squadra professionista, ovviamente dietro adeguato compenso economico. Spesso sono giovani italiani molto talentuosi ma per loro il cammino sarà sempre in salita e pieno di ostacoli. Non mancano poi i casi dei raccomandati, sin dalla tenera età, che giocano dove vogliono e quando vogliono grazie agli amici degli amici. Nonostante ciò, anche per loro restare poi nel mondo del professionismo non è facile, anche quando oltre a essere raccomandati possiedo delle qualità. In ogni modo, andiamo avanti e chi vivrà vedrà. Alla prossima seduta.

giovedì 13 novembre 2014

Inzuppati piace

La cosa più bella è vedere anche quando piove come Dio comanda i ragazzini correre felici. Non capisco ancora per quale ragione ma quando sono inzuppati fradici, si divertono da impazzire. Noi genitori riparati sotto qualche pensilina o protetti dagli ombrelli stiamo a guardare infreddoliti e perplessi. Non si ammalano mai, sono delle rocce. Gli adulti invece a soffiarsi in naso di continuo. Qualcuno ha anche una brutta tosse. È l’età che avanza ma ancora di più gli effetti di una vita spesso sedentaria. I baby calciatori ogni settimana affrontano allenamenti pesanti e partite molto impegnative. In questo senso ben venga lo sport e in particolare il gioco del pallone. (continua)

lunedì 27 ottobre 2014

Le prime distrazioni giovanili

Molti dei giocatori della Soccer Kids sembrano più grandi della loro età. Luca e altri suoi compagni sono alti e impostati, tanto che spesso in occasione delle partite si è costretti dai dirigenti delle squadre avversarie a tirare fuori i documenti per dimostrarne l’età. Spesso i ragazzi diventano altissimi, indipendentemente dalla corporatura e dell’altezza dei loro genitori. La loro voce è ancora quella di bamboccioni ma iniziano a manifestare voglia di autonomia, le prime uscite con i compagni di squadra o di classe (che a volte coincidono). E spesso si lascia fare ma senza esagerare perché, come ben sanno i diretti interessati, hanno scelto uno sport che richiede tanti sacrifici, per evitare di avere poi effetti negativi durante gli allenamenti o peggio durante le partite. Oltre il pallone, però, c’è vita, le storie singole e diverse di ragazzini che crescono, bombardati da migliaia di informazioni e stimoli anche grazie alla diffusione delle nuove tecnologie. (continua)

domenica 19 ottobre 2014

In tribuna camomilla per tutti

Nella prima di campionato la Soccer Kids ha segnato 12 goal. L’altra squadra solo uno. Non si faceva in tempo a elaborare un’azione vincente che la rete si gonfiava di nuovo. Io e gli altri genitori eravamo a gongolare come dei bimbi che entrano in una stanza piena di giocattoli. Diversa ovviamente la reazione dei genitori della squadra avversaria. Sono rimasto colpito in particolare da uno di loro, un tipo magro come un’acciuga ma particolarmente energico. Attaccato alla rete ad ogni goal della Soccer bestemmiava e prendeva furiosamente a calci un bidone dell’immondizia. Un calcio tira l’altro e alla fine il bidone si è rotto facendo schizzare il contenuto ovunque. Ognuno reagisce come gli pare, ma in certi casi non guasterebbe diminuire le dosi di caffeina e iniziare a ingurgitare litri di camomilla. Ci aggiorneremo alla prossima seduta. 

domenica 12 ottobre 2014

Non va bene vincere facile

La prima di campionato i ragazzi della Soccer Kids l’hanno vinta senza fare troppo sforzi. In un summit dei genitori è emerso che il calendario deciso dalla federazione non sembra particolarmente impegnativo. È la cosa più deleteria perché la squadra “pensando erroneamente di vincere facile” tutte le partite, abbassa la concentrazione e scende in campo svogliata, senza una valida motivazione. Al contrario le altre, come spesso è accaduto in passato, contro la forte Soccer Kids si giocano sempre la partita della vita, mettendoci fino all’ultima goccia di sudore la testa, il cuore e le gambe. Il rischio è quindi che una partita sottovalutata si risolva poi con un pareggio o peggio con una sconfitta. Niente di grave, ci mancherebbe. Ma basta poco per fare accendere nel cervello bacato di molti genitori la spia rossa dell’allarme.

domenica 5 ottobre 2014

Fase della perplessitudine

Ciao mi chiamo Greg e sono il papà di un bambino che gioca a calcio. Sono terminati i tornei di preparazione al campionato ed io non mi sento molto bene. È la fase della “perplessitudine”, quella in cui mi chiedo chi sono, dove sto andando e soprattutto perché mi trovo almeno tre volte a settimana in un campetto di calcio disperso nel profondo nord a incitare ragazzini che corrono dietro il pallone. La nuova formazione della Soccer Kids di Luca sta completando il rodaggio, torneo dopo torneo, amichevole dopo amichevole. Nuovi e vecchi si stanno integrando alla perfezione anche per merito di Adriano, il nuovo allenatore che sembra molto caparbio, preparato e soprattutto capace di motivare la squadra. C’è anche stato il fischio di inizio del campionato autunnale. Niente da fare. Altro giro, altra corsa. Stringiamo i denti e andiamo avanti. (Continua) 

mercoledì 17 settembre 2014

Stati di agitazione dei genitori

Ciao mi chiamo Greg e sono il papà di un bambino che gioca a calcio. In questa seduta di terapia vorrei parlarvi degli stati di agitazione dei genitori in campo. I ragazzini giocano, si allenano, disputano tante partite ma soprattutto si divertono. Anche una sconfitta, un richiamo del mister se ben fatto viene elaborato e assimilato in fretta. Non è la stessa cosa per molti papà che, in merito alle prestazioni calcistiche dei figli, sono diventati più apprensivi delle mamme.  Il pupo dovrebbe dare sempre il massimo, non deludere le loro aspettative trattandosi ovviamente di un “campioncino in erba”. La realtà è diversa. Per quanto un giocatore o un’intera squadra possano avere già buone doti tecniche e resistenza, si parla sempre di ragazzini in fase di crescita. È normale che abbiano alti e bassi, momenti di massimo rendimento e altri in cui scendono in campo e sembrano lenti e impacciati, in poche parole delle schiappe. (Continua)