sabato 19 gennaio 2013

L'invasione di stanza


Torniamo allo spogliatoio. Il momento più critico si ha alla fine dell'allenamento. Il mister si ferma all'ingresso e dice ai genitori: “Entrate pure, se volete aiutare i vostri bambini". La prima reazione è l'indifferenza. Nessuno si muove. Qualcuno commenta con tono serioso: "Devono imparare a vestirsi da soli, altrimenti non cresceranno mai". Passano dei minuti, poi ci sono puntualmente dei papà o delle mamme che iniziano a essere tormentati da dubbi del tipo: "Riuscirà a fare la doccia e a trovare i vestiti nel borsone? Dimenticherà qualcosa? E se dovesse scivolare e farsi male? E se dalla tazza del cesso dovesse spuntare il mostro delle fogne e portarmelo via?". 
Non resistono e fanno un micro passo verso lo spogliatoio e si fermano. Hanno un po’ di vergogna. La loro fronte si copre di gocce di sudore di origine nervosa. Segue un nuovo micro passo, poi uno più ampio. E tutti si ritrovano a correre verso lo spogliatoio come in una gara dei 100 metri. Tutto questo è mostruoso. Immaginate solo per un istante uno sgabuzzino di pochi metri quadrati, in cui sono stipati dieci bambini e nella migliore delle ipotesi almeno una ventina di adulti. In questo caos si rischia veramente di perdere il proprio figlio ma anche il controllo, di scambiare per sbaglio scarpe e vestiti, di non capire più niente. A un certo punto inizi anche pregare la Madonna e i Santi del Paradiso perché tutto finisca il più presto possibile. Ci sono poi bambini che sono seguiti a zona dalla madre, dalla nonna e perfino dalla sorella più grande che con una certa curiosità e innocenza osserva ogni pistolino dei dieci componenti della squadra. A parte la divagazione sugli ammennicoli, dovete capire che questa situazione stressante si vive almeno due volte a settimana per dieci mesi. Per fortuna in occasione delle partite molte società vietano categoricamente l'ingresso ai genitori. Se ne fregano se i bambini sono piccoli. Nello spogliatoio entrano solo allenatore, vice e dirigenti accompagnatori. Stop. Adesso mi sento meglio. Mi sono sfogato. Grazie per avermi ascoltato. Vi racconterò altre storie alla prossima seduta.

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